Il 18 Marzo del 1968 Robert Kennedy pronunciava, presso l’università
del Kansas, un discorso nel quale evidenziava -tra l’altro-
l’inadeguatezza del PIL come indicatore del benessere delle nazioni
economicamente sviluppate.
Tre mesi dopo veniva ucciso durante la sua campagna elettorale che lo
avrebbe probabilmente portato a divenire Presidente degli Stati
Uniti d’America.
In occasione del 40° anniversario di tale discorso il progetto
DEPILIAMOCI propone a tutti di rileggere quel discorso e di fornire
alla redazione del portale www.depiliamoci.it una propria breve
riflessione in merito.
Tutti i contributi sono in via di elaborazione da parte di un gruppo
di studio costituito con la partecipazione di:
Movimendo per la decrescita felice (www.decrescitafelice.it)
Consorzio fra imprese “Costellazione
Apulia” (www.costellazioneapulia.it)
Consorzio delle università pugliesi “Universus” (www.universus.it)
Cesif-pa “Centro Studi per l’Innovazione e Formazione nella Pubblica
Amministrazione” (www.cesif-pa.it)
e di altre organizzazioni e singoli che stanno preparando l’evento
pubblico a rilevanza nazionale che si terrà a Bari il prossimo 18
Marzo presso la sede del consorzio Universus.
Durante tale evento professori universitari, responsabili di
associazioni, politici, giornalisti, imprenditori, e soprattutto
semplici cittadini si confronteranno sui temi proposti da Robert
Kennedy in quel discorso.
Puoi inserire il tuo contributo (max 2000 caratteri) direttamente
nel sito commentando l’articolo che trovi in Prima Pagina, oppure
inviarlo all’indirizzo a.depadova@libero.it
Puoi anche contribuire con contenuti multimediali della durata
massima di 10′.
Grazie per la tua collaborazione.
TESTO DEL DISCORSO DEL 18 MARZO 1968 DI ROBERT KENNEDY.
“Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale
soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico,
nell’ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-
Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo
(PIL).
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle
sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle
carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di
casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende
programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti
violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm,
missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare
la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli
equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa
che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi
popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della
qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di
svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità
dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà
dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia
nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la
nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né
la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che
rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di
essere americani.” (Robert KENNEDY)
—
ListaEtica, l’informazione non profit direttamente dalla fonte
Iscriviti per ricevere le anteprime delle notizie nella tua casella di posta elettronica